Per ricordare la figura di Franco Martelli, patriota osovano, sabato 29 novembre su iniziativa dell’Associazione Partigiani “Osoppo Friuli”, dell’Associazione Arma di Cavalleria e del Comune di Pordenone, si terrà la sua commemorazione. La cerimonia inizierà alle ore 9.30 la Santa Messa nella Chiesa di San Francesco in via Cappuccini da cui, alle ore 10.30, si avvierà il corteo verso il vicino cimitero sino alla tomba del maggiore Martelli dove avranno luogo la benedizione, la posa della corona e alcuni interventi di commemorazione della Medaglia d’Oro da parte delle Associazioni e delle Autorità.
Il ricordo storico di Franco Martelli sarà tenuto dal Presidente dell'APO Roberto Vopetti. In rappresentanza del Comune di Pordenone sarà presente l’Assessore Morena Cristofori. . In questo modo, nell’81° anniversario della fucilazione di Franco Martelli avvenuta il 27 novembre 1944, l’Associazione Partigiani Osoppo intende ricordare questo personaggio così significativo per la città di Pordenone che gli ha dedicato il viale d’ ingresso alla città.
Catanese di origine, Franco Martelli aveva intrapreso la carriera militare nel “Savoia Cavalleria” e nel 1937 era stato trasferito a Pordenone nel reggimento “Cavalleggeri di Saluzzo”. Qui prese casa, in Piazza XX Settembre, con la moglie Elena Stefani. Inviato in Jugoslavia durante la guerra, dopo l’8 settembre riuscì ad arrivare a Fiume. Dopo avere aiutato gran parte dei soldati a rientrare in Italia, fece ritorno a Pordenone, dove fu lasciato a riposo per qualche periodo. Qui prese contatto con il gruppo di partigiani osovani attivi nella pianura pordenonese, guidati da Pietro Biasin (Leonida).
Scelse il nome di battaglia “Ferrini” ed è grazie a lui che fu istituito, nel luglio del 1944, il battaglione “Naonis”. Martelli diventò poi Capo di Stato Maggiore della “Brigata Ippolito Nievo B”, nata nell’aprile del 1944 dopo una riunione organizzata da don Giuseppe Lozer e che riuniva le formazioni della Osoppo e della Garibaldi.
La sorte di Martelli fu segnata dal tradimento di un partigiano doppiogiochista. Il processo si svolse domenica 26 novembre. Martelli si comportò con dignità, dichiarando di “aveva seguito le leggi della dignità e dell’onore per un ufficiale, volendo servire la patria pur nelle mutate circostanze”.
Per salvare la sua vita si mosse anche, e inutilmente, il parroco del duomo di San Marco, mons. Gioacchino Muccin: fu considerato infatti due volte traditore essendo anche ufficiale dell’esercito. Martelli chiese di comandare il plotone di esecuzione e anche la moglie Elena si comportò con grande dignità.