Poche settimane fa ci ha lasciato Margherita Asquini, moglie di Federico Tacoli: era nata nel dicembre del 1922 e avrebbe quindi compiuto 103 anni fra pochi mesi. La famiglia ha voluto che il suo ultimo saluto avvenisse nella chiesa di Moruzzo, senza che la notizia della sua scomparsa fosse divulgata, rimanendo quindi ristretta fra i parenti, gli amici più stretti e gli abitanti del piccolo borgo di Modotto, un piccolo nucleo di case addossate alla Villa Tacoli, dove Margherita ha abitato da quando si era sposata con Federico.
Ho partecipato al funerale e devo dire che sono rimasto colpito soprattutto da alcuni scritti di Margherita che, al termine della cerimonia, sono stati letti dai nipoti. Parole dense di saggezza e di fede che lasciano trasparire una profondità non facilmente riscontrabile nei nostri tempi. Mi è venuto naturale ripensare a suo marito Federico, alle parole che anche lui ci ha lasciato.
Ho compreso che quella di Federico e Margherita è una storia che viene da lontano, piena di vita e di speranza. Ho atteso qualche settimana prima di scrivere qualcosa su di loro, e proprio oggi mi sembrava la giornata giusta: il 29 luglio infatti ricorrono i cento anni dalla nascita di Federico.
Non posso dire di aver frequentato assiduamente Federico e Margherita. Federico lo vedevo regolarmente nei vari incontri della Osoppo, Margherita invece ho potuto vederla in occasione della messa che ogni anno viene celebrata a Modotto, l’8 settembre per ricordare la scomparsa di Federico, e qualche altro incontro come ad esempio negli ultimi anni in occasione del suo compleanno l’8 dicembre. Tanto però mi è bastato per cogliere la sintonia di pensiero e di vita che li ha caratterizzati e che certamente ha permesso loro di superare le difficoltà che hanno incontrato ed in particolare quello che hanno vissuto negli anni della loro giovinezza, gli anni della guerra, della Resistenza: la morte ed il terrore ad ogni angolo.
Posso solo immaginare questi due ragazzi alla fine di quel dramma. Erano poco più che ventenni, ma avevano vissuto cose che noi difficilmente oggi possiamo comprendere: la clandestinità, la fame, la paura, la prigionia, la condanna a morte… il dolore per la morte di Ferdinando ucciso sotto il campanile di Adegliacco…E poi finalmente la pace, ma una pace ancora incerta, sempre nel dubbio che ancora non fosse finita.
Eppure decidono di intraprendere l’avventura di mettere su la loro famiglia, con i quattro figli che sarebbero nati. Ho colto in Margherita e Federico una storia che viene da lontano, dal profondo del tempo e che li ha resi capaci non solo di superare la terribile esperienza della guerra, ma anche di vivere una vita intensa: ci hanno lasciato una testimonianza di grande fede, l’unica vera ricchezza che rimane. Il mondo racconta le storie di grandi uomini e grandi donne, ma ho l’impressione che il più delle volte si tratta di favole, e spesso anche raccontate male. Ho capito invece che la storia di Margherita e Federico è stata una storia vera. Grazie Margherita e grazie Federico.
Roberto Volpetti