PIER PAOLO PASOLINI. UN UOMO CHE HA VISSUTO FINO IN FONDO I DRAMMI DEL NOSTRO TEMPO

Pier Paolo Pasolini, scrittore e intellettuale tra i più influenti del dopoguerra, fu trovato morto a Ostia il 2 novembre del 1975. L’APO da tempo ha approfondito l’impegno culturale e la sua umanità soprattutto attraverso la corrispondenza con il fratello Guido “Ermes”, partigiano osovano ucciso giovanissimo nel cotesto dell’eccidio di Porzûs. In occasione dell’anniversario della sua tragica morte è importante ricavarne ulteriori considerazioni anche alla luce dei suoi testi e, in particolare, in quelli dell’ultimo periodo della sua vita.

Nei suoi scritti, Pasolini ha criticato l’omologazione causata dalla società dei consumi e la perdita di identità collettiva, sostenendo che questa uniformità equivale all’annientamento di un popolo. Ha osservato come il nuovo potere, privo di volto, operi attraverso la trasformazione sociale e culturale, con il fine ultimo di rendere tutti simili. Nell’ultima intervista, rilasciata a Furio Colombo e pubblicata postuma, Pasolini denuncia la perdita di umanità, sostituita da comportamenti meccanici imposti dal sistema educativo e mediatico. Cresciuto in ambiente cattolico, si distacca dalla fede ma ne conserva l’impronta nella sua ricerca esistenziale. La sua riflessione evidenzia la frattura tra tradizione religiosa e vita contemporanea, invitando a recuperare una sintesi tra spiritualità e concretezza per evitare una società omologata e priva di creatività. Pasolini è un esempio emblematico di come la rottura tra la tradizione religiosa genuina, assorbita quasi inconsapevolmente durante l’infanzia, e la realtà umana vissuta nella società contemporanea, possa segnare profondamente una persona.

Pur allontanandosi dalla fede ricevuta, influenzato da nuovi ambienti e compagnie che lo portano su strade diverse, nel suo percorso risuona costantemente l’eco di ciò che aveva imparato da bambino, una tensione verso la verità e verso il senso della vita che, pur reinterpretata, rimane centrale nella sua opera e nella sua ricerca esistenziale. La frattura di cui Pasolini è testimone – quella tra la coscienza religiosa popolare e la condizione umana concreta – rappresenta uno dei drammi più profondi del nostro tempo che si riverbera inevitabilmente nella politica sempre più portata a dividere, piuttosto che ad unire, in nome di un benessere collettivo.

Quando la fede, e con essa la politica che troppo spesso si trasforma anch’essa in una sorta di fede, non riesce più a incidere sulla vita reale, a offrire risposte ai problemi concreti, viene percepita come qualcosa di distante, quasi inutile. Dall’altra parte, Pasolini aveva profetizzato come la società affronti i problemi umani in modo superficiale e ingannevole, dimenticando che il cuore religioso dell’uomo è il luogo della verità più autentica. In questa prospettiva, la riflessione di Pasolini appare di straordinaria attualità: la vera sfida è ricostruire un’unità tra la profondità del sentire religioso e le esigenze concrete dell’esistenza, per evitare che la società diventi succube di una politica sempre più strumentale, indirizzata ad impoverirla fino a farne un semplice insieme di individui omologati, privi di creatività e soprattutto di speranza.

Dove e quando:
Ostia
2 novembre 1975
PIer Paolo Pasolini (1922-1975)