Il 24 gennaio ricorrono sessantanni dalla scomparsa di un personaggio illustre non solo della Carnia, ma di tutto il Friuli: Michele Gortani. Era nato nel 1883 a Lugo di Galizia, in Spagna, dove la famiglia era emigrata per motivi di lavoro del padre, da genitori originari di Arta Terme, località dove la famiglia si stabilì al rientro in Carnia dalla Spagna. Dopo aver frequentato il Liceo Classico Stellini di Udine, si laureò in scienze naturali presso l’Università di Bologna. Nel 1911 sposò Maria Gentile Mencucci, originaria di Zuglio, mentre nel 1913 fu eletto deputato del Regno per il collegio di Tolmezzo-Gemona e rimase in carica fino al 1919. Tra la fine di ottobre del 1917 e l’inizio del 1918, a seguito del disastro di Caporetto seguì la fuga dei carnici verso la pianura veneta.
Nel 1922 ha vinto la cattedra di Geologia presso l'ateneo di Cagliari, trasferendosi tuttavia, nel giro di un biennio, prima all'Università degli Studi di Pavia e poi, nel 1924, all'ateneo di Bologna, dove è rimasto sino al collocamento a riposo, ricevendone la nomina a professore emerito nel 1953. Nel 1937 pubblicò assieme a Giacomo Pittoni un denso volume su Lo spopolamento montano nella montagna friulana.
Nel 1944-1945, durante l’occupazione nazi-cosacca della Carnia, egli fu presidente del Comitato di assistenza, un organo civile sorvegliato dalle autorità repubblichine e germaniche, impegnato in un’opera di mediazione e di protezione per evitare le rappresaglie sulla popolazione e per scongiurare il piano nazista di cedere l’intera Carnia ai cosacchi.
Alla conclusione del periodo bellico Gortani scrisse una interessante relazione che egli sottopose alle autorità italiane e alleate: Il martirio della Carnia, dal 14 marzo 1944 al 6 maggio 1945. Dopo gli eventi della seconda guerra mondiale, Gortani dedicò i suoi maggiori sforzi e le energie alla sfera sociale e pubblica: nel 1945 aderì alla Democrazia cristiana. Eletto nelle liste di partito democristiano nel 1946-1948 fece parte dell’Assemblea costituente e, grazie alla sua iniziativa, furono inseriti negli articoli 44 e 45 della Costituzione i due commi che prevedono provvidenze a favore della montagna e dell’artigianato. Tra 1945 e 1946, partecipò attivamente al dibattito per l’istituzione della Comunità carnica: divenne membro della giunta esecutiva per la costituenda Comunità e successivamente, nel 1947, presidente, carica che ricoprì fino alla morte.
Nel 1946, come presidente della Società Alpina Friulana, Gortani celebrò i cento anni della nascita di Giovanni Marinelli. Nello stesso periodo fu presidente anche della Società Filologica Friulana. Dal 1948 al 1953 rappresentò in Senato il collegio di Tolmezzo, impegnandosi in alcune problematiche particolari come la trasformazione fondiaria, la difesa del suolo in montagna, le prospettive delle popolazioni alpine. La legge 991 del 1952 per la montagna e la legge 959 del 1953 sul sovracanone degli enti elettrici verso i comuni dei territori sui quali operano furono strumenti legislativi che in Gortani trovarono uno tra i più decisi promotori e sostenitori.
All’istituzione di un Museo delle arti e tradizioni popolari Gortani, con l’aiuto della consorte, dedicò le ultime energie della sua esistenza. Si tratta, di un impegno che lo assorbì tutto il corso della sua vita, durante la quale svolse pazienti ricerche etnologiche nel territorio della Carnia. Il Museo venne inaugurato il 22 settembre 1963 nella sua sede definitiva di palazzo Campeis. Gortani morì tre anni dopo, il 24 gennaio 1966, nella sua casa di Tolmezzo.