Ci ha lasciato all’improvviso nei giorni scorsi Vittorio Zanon, un caro amico che ci ha accompagnato per lunghi anni e con il quale abbiamo condiviso molte iniziative.
Di lui hanno parlato i giornali perché Vittorio ha fatto tante cose: nella politica, nella amministrazione, nella cultura, nell’economia, nel mondo della professione. E in tutti i campi dove ha lavorato ha lasciato una impronta di sé. Per la Osoppo è stato un punto di riferimento importante legato alla attività della Casa Editrice La Nuova Base, della quale dal 1996 assunse la responsabilità nella gestione.
Ricordiamo che La Nuova Base aveva pubblicato a partire dalla fine degli anni Settanta, libri importanti nella storia della Osoppo: fra questi il libro di Rita Mascialino “La Resistenza dei Cattolici in Friuli” nel 1978, il libro di Sergio Gervasutti “La Stagione della Osoppo” nel gennaio 1981 ed infine il libro curato da Silvano Silvani “Per rompere un silenzio più triste della morte” nel febbraio del 1983. Fu una stagione intensa poiché fu il tentativo di risposta del mondo della Osoppo rispetto ad una pubblicistica sulla storia resistenziale monopolizzata dal mondo culturale della Sinistra, e dal PCI in particolare.
Vittorio Zanon diede ulteriore sviluppo alle pubblicazioni che sottolineavano il ruolo della Osoppo: ricordiamo le varie riedizioni del libro di Gervasutti, del Processo di Porzus e della Mascialino, mentre, nel 1998, assieme alla Libreria Ribis, ha provveduto a rieditare il libro scritto da Alvise Savorgnan di Brazzà “Fazzoletto Verde”. Negli ultimi anni, ha dedicato uno sforzo importante per ricordare la figura di Sergio Sarti, pubblicando ben tre libri dedicati al partigiano “Gino” che, ricordiamo, nel dopoguerra, fu docente, filosofo, uomo di teatro e storico della Brigata Osoppo. Altrettanto importante fu la cura con cui Vittorio seguiva la rivista “La Panarie” che raccoglie i più vari aspetti della vita culturale del Friuli, non di rado dedicati a figure e storie che coincidevano con la Osoppo.
Vittorio Zanon ha lasciato un vuoto nella cultura del Friuli e l’APO ricorderà la sua amicizia.