GIUSEPPE DE MONTE "LIVORNO"
Il 29 aprile ricorre il 76° anniversario della morte di Giuseppe De Monte “Livorno”, valoroso “fazzoletto verde”, insignito alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Militare, dopo la sua tragica scomparsa avvenuta nell’ora della Liberazione.
Nato a Muris di Ragogna il 16 novembre 1923, a guerra in corso il giovane si arruola volontariamente in qualità di aspirante motorista nel 1° Reggimento Autieri a Torino, prima di specializzarsi nel 7° Reggimento, acquartierato a Firenze e con un distaccamento a Livorno. Promosso sergente nel maggio del ’43, vive il dramma dell’8 settembre a Formia, riuscendo tuttavia a rientrare in Friuli. Nell’autunno è già all’opera per riunire a Muris un gruppo di uomini disposti a combattere l’invasore tedesco. La nascita della Osoppo in Val d’Arzino gli offre l’attesa opportunità di lottare per la Libertà assieme a molti giovani di Ragogna, inseriti nei reparti della 3° Brigata ed in particolare nel Battaglione Italia-D.D., nel quale “Livorno” emerge in virtù delle sue naturali doti di coraggio, iniziativa e umanità. Assieme ai suoi fedeli uomini, tra i quali Giuseppe Pascatti “Bracco”, il giovane vive in Val d’Arzino, tra i Monti Pala e Rossa, e sulle sponde del medio Tagliamento, la sua leggendaria stagione partigiana, autore di gesta più volte citate da Radio Londra ed oggetto dell’encomio del comando osovano ed alleato.
Già il 19 luglio 1944, giorno dell’incursione nazifascista in valle e dell’attacco al Castello Ceconi, il maggiore britannico Manfred Czernin “Manfredi”, capo della missione insediata presso la Osoppo, propone per lui il conferimento della Medaglia d’Argento. Tra i protagonisti dell’azione di Rutizza, che scongiura il prevalere delle trame connesse alla “crisi di Pielungo”, nei mesi successivi “Livorno” continua a condurre ripetuti attacchi ai presidi tedeschi e cosacchi della zona, incluso quello alle postazioni del Colle Pion. Il suo coraggio sfiora sempre la temerarietà, l’audacia è pari all’astuzia. Proverbiale è la sua capacità di uscire indenne anche dalle situazioni che ad altri appaiono disperate e senza via di scampo. La sua fama è diffusa nei paesi del Friuli e ben nota al nemico, in particolare al capitano delle SS Eberhard Niemann, Sicherungskommandant di Spilimbergo, che fa della sua cattura una questione d’onore.
Dopo aver contribuito a tener testa ai grandi rastrellamenti dell’autunno del 1944, la piena ripresa dell’attività partigiana nel marzo del ’45 vede “Livorno” al comando del neocostituito Battaglione Gemona. Colpisce davvero il fatto di ritrovarlo proprio a Palamajôr, alle pendici del Monte Rossa, esattamente ad un anno di distanza dalla nascita della Osoppo, mentre riunisce i suoi uomini in uno stavolo rimasto illeso dalla furia incendiaria nazifascista. Dopo aver partecipato alla Liberazione dei paesi della Val d’Arzino e della Val Cosa, la sua azione si sposta sulla sponda sinistra del Tagliamento, nel Sandanielese. Il 29 aprile, una colonna nemica attraversa il fiume sul ponte di Dignano e risale verso Nord. “Livorno” confida di poterla intercettare e di costringerla alla resa. L’agguato teso dai suoi uomini avviene tra Villanova e Carpacco, ma il fuoco delle armi pesanti montate sui blindati tedeschi sorprende i “fazzoletti verdi” ed anche il comandante deve desistere dal proseguire l’attacco, cercando riparo nei campi ai margini della strada. La buona sorte, che sempre ha protetto il suo istintivo coraggio, gli volta improvvisamente le spalle. Una scheggia di un proiettile di mitragliera, esploso sul tronco di un gelso, gli recide la carotide. “Livorno” muore dissanguato, da solo, in un giorno di primavera. Il ritrovamento del suo corpo senza vita lascia increduli e sgomenti i “fazzoletti verdi” e la notizia della sua morte genera ampia commozione. Il solenne funerale avviene nella sua Muris il 3 maggio, officiato da Attilio Ghiglione “Padre Generoso”, cappellano della 3° Brigata. Gli rendono omaggio le grandi personalità osovane, tanti patrioti e moltissimi cittadini, come testimoniano le fotografie d’archivio.
“Livorno” e la sua Medaglia d’Oro continuarono a vivere e a brillare nell’impegno che il padre Domenico (Meni) mise sempre al servizio dell’intera comunità di Ragogna. Le testimonianze per tempo raccolte, l’omaggio alla tomba ed al suggestivo cippo eretto nel luogo della morte danno ancor oggi vita al suo esempio di valoroso combattente per la Libertà.
Dove e quando:
Villanova di San Daniele
29 aprile 1945