Il 9 dicembre del 1955, morì a Udine, dopo una lunga malattia, mons. Giuseppe Nogara, il quale per 27 anni aveva retto le sorti della vasta e complessa Arcidiocesi di Udine.
Mons. Giuseppe Nogara era nato nel 1872 a Bellano, piccolo paese sulla sponda orientale del lago di Como, oggi provincia di Lecco. In precedenti occasioni abbiamo ricordato il ruolo che ebbe a rivestire mons. Nogara nei tragici frangenti della guerra.
La storiografia di questi anni ha preferito sottolineare le posizioni che mons. Nogara ebbe nei confronti del fascismo, evidenziandone un supposto sostegno dimenticando che dopo il Concordato del 1929, tutti i vescovi italiani assunsero una posizione benevola a seguito dell’accordo sottoscritto fra Santa Sede e Stato Italiano, ben presto assumendo un atteggiamento prima distaccato poi via via sempre più ostile, alla luce delle pretese egemoniche del fascismo sulla gioventù prima e successivamente delle leggi per la difesa della razza.
Noi abbiamo in più occasioni evidenziato il ruolo determinante che mons. Nogara rivestì negli anni della Guerra di Liberazione in Friuli, sottolineando un dato di fatto che emerge ad esempio con la presenza del presule alle più importanti cerimonie che si tennero all’indomani della Liberazione. Egli era presente infatti alla cerimonia che si tenne a Udine in quella che oggi è piazza Primo Maggio il 24 giugno del 1945, ovvero il giorno in cui si smobilitarono le formazioni partigiane. La cerimonia si tenne alla presenza del generale Richard McCreery, comandante dell’Ottava Armata Britannica in procinto di recarsi a Vienna per assumere il comando delle forze alleate in Austria.
Sul piccolo palco per le autorità, montato in tutta fretta, oltre al generale inglese è presente anche mons. Nogara. Non possiamo pensare che nel clima complicato che si respirava in Friuli in quelle settimane, la presenza sul palco di mons. Nogara, sia da annoverare fra le cose scontate, o prive di particolare significato, assimilabili a un formale omaggio all’autorità religiosa locale. Le autorità inglesi non possono non aver valutato il significato di quella presenza e, qualora vi fossero stati sospetti non di connivenza con il fascismo, ma semplicemente di freddezza verso gli Alleati e la Resistenza, ben difficilmente mons. Nogara avrebbe lasciato il Palazzo Patriarcale per trovare posto sul palco.
Analoghe riflessioni ci suggeriscono le foto del palco delle autorità alla cerimonia per la consegna della medaglia d’oro alla Resistenza alla città dI Udine e che ebbe luogo il 1° giugno 1947 alla presenza del ministro della Difesa Luigi Gasparotto: anche in questa giornata dal forte significato simbolico per l’attribuzione alla città di Udine, a nome di tutto il Friuli, della medaglia che premiava la strenua lotta di liberazione, l’Arcivescovo era presente in prima fila.
La gente e le autorità trovavano naturale che egli fosse presente in questi particolari momenti, riconoscendogli il ruolo di protagonista nella difesa del popolo nei tragici mesi che erano trascorsi dal settembre del 1943.