La Legge finanziaria dello Stato del 2022 ha stabilito che la giornata del 31 ottobre sia dedicata a “Giovani e Memoria”. Così recita la norma (comma 788 dell’articolo 1 della L. 234 del 2021):
"La Repubblica riconosce il giorno 31 ottobre quale Giornata nazionale «Giovani e memoria», al fine di promuovere i valori e il significato profondo dei personaggi, degli eventi e della memoria, rafforzando, anche mediante il ricorso alle nuove tecnologie, ai linguaggi contemporanei, alle piattaforme digitali e ai social media, il grado di consapevolezza, coinvolgimento e partecipazione delle giovani generazioni."
Il comma successivo sollecita tutte le istituzioni a promuovere “anche in coordinamento con le associazioni e con gli organismi operanti nel settore, iniziative, spettacoli, cerimonie, convegni, attività, progetti e altri incontri pubblici finalizzati alla promozione del valore della memoria storica e della partecipazione delle giovani generazioni.”
Quest’anno dunque siamo alla Terza edizione della Giornata e la ricorrenza ci induce a interrogarci sulla sua finalità, ovvero quello di promuovere “il significato profondo dei personaggi, degli eventi e della memoria, rafforzando, (…), il grado di consapevolezza, coinvolgimento e partecipazione delle giovani generazioni.”
L’esperienza e il nostro lavoro ci porta a soppesare queste parole con grande attenzione. In prima battuta potremmo dire che ci sentiamo di aver compiuto il nostro dovere: si tratta del nostro impegno quotidiano nella ricerca, nello scavo accurato delle tracce lasciate da uomini e donne che si sono sacrificati in ogni modo, anche con la loro vita, e che sono stati protagonisti di eventi di cui non di rado ignoriamo l’esistenza.
Il tema vero però riguarda il come questo patrimonio viene consegnato alle nuove generazioni.
Potremmo cavarcela dicendo: “Noi abbiamo fatto il nostro; abbiamo cercato, abbiamo scavato come pazienti archeologi, abbiamo messo assieme tanti tasselli di una parte di questo grande mosaico della storia. Chi viene dopo di noi si troverà una buona parte di lavoro fatto e ne trarrà le conseguenze.”
Ovviamente rimane il dubbio se ciò sia sufficiente. È lo stesso dubbio che sembra di cogliere nelle parole che Virgilio fa dire a Enea per dare coraggio ai compagni nelle avversità della sorte e nei pericoli “Forsan et haec olim meminisse iuvabit” che significano “Forse un giorno ci farà piacere ricordare anche queste cose”.